shankara-300x228Gli studiosi suggeriscono che il termine “indù” sia stato usato per la prima volta nell’ottavo secolo D.C., dagli invasori persiani per fare riferimento alle persone dall’altra parte del fiume Indo.

Queste prime connotazioni non erano specificamente religiose, ma più culturali, politiche e geografiche. Solo più tardi, quando gli stranieri (prima i musulmani e i cristiani successivamente) hanno cercato di imporre le proprie dottrine, gli “Indù” e gli estranei cercarono di definire le tradizioni religiose dell’India come un complesso autonomo e separato, una religione simile ad altre fedi mondiali.

Molti studiosi preferiscono chiamare l’induismo “una famiglia di religioni” con ogni membro avente la sua unicità ma le caratteristiche distintive della famiglia; ovvero una “definizione ombrello” che copre diverse scuole filosofiche di pensiero e sistemi di credenze.

Diversamente dalla maggior parte delle religioni del mondo non ha nessun singolo fondatore, nessuna singola scrittura, nessun credo comune e nessun codice di condotta universalmente accettato.

Il denominatore comune a tutte le tradizioni all’interno dell’Induismo è l’accettazione dei Veda come scritture rivelate. Infatti secondo la Corte Suprema dell’India l’Induismo è stato legalmente definito nel 1966 in primo luogo come “Accettazione reverenziale dei Veda come la più alta autorità in materie religiose e filosofiche” (Buddismo e giainismo anche se nati in India non sono inclusi all’interno delle numerose varietà di dottrine e pratiche indù principalmente perché entrambe queste tradizioni hanno respinto la suprema autorità dei Veda).

I termini indù e induismo, anche se molto pratici e convenienti per gli studiosi, gli estranei e persino i seguaci, sono introvabili in una qualsiasi delle antiche scritture vediche scritte in lingua sanscrita, quindi un modo forse più opportuno di fare riferimento alle varie tradizioni “indù” potrebbe essere quello di definirle tradizioni “vediche”.

Fonte: Hindu Forum of Europe